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SINDROME DA CONGESTIONE PELVICA, INSUFFICIENZA VENOSA PELVICA, VARICOCELE PELVICO, DISTURBO VENOSO PELVICO: PROVO A FARE CHIAREZZA.

Ho voluto elencare nel titolo il mix di termini utilizzati comunemente come sinonimi e con i quali noi Medici abbiamo definito usualmente e probabilmente impropriamente una condizione patologica tipica dell’apparato circolatorio venoso “della donna” che ha come unico, incontrovertibile, unanimemente riconosciuto, comune denominatore: la presenza di “dolore” localizzato all’interno dello scavo pelvico, nelle “zone limitrofe o superficiali” dello stesso.

Questa condizione dolorosa, generalmente presa in considerazione dai medici solo nella donna, quando non imputabile ad altre cause come ad esempio la Sindrome del Pudendo, i fibromi uterini, i calcoli ureterali, l’endometriosi, le cisti ovariche, la diverticolosi ecc., veniva considerata la conseguenza della possibile presenza di varici del plesso venoso peri-ovarico: ecco perche’ in presenza del sintomo dolore pelvico si tende ancora erroneamente a sospettare un’unica patologia venosa possibile: il varicocele ovarico.

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In realta’, si hanno numerosi riscontri della presenza di vene patologiche extra-ovariche e localizzate nello scavo pelvico: quindi la definizione “sindrome da congestione venosa pelvica” o gli altri mix di termini poc’anzi elencati sono comunque validi per definire genericamente una qualunque di queste patologie venose, come pure puo’ essere considerato valido nella sua accezione piu’ ampia il termine varicocele e l’etimologia di tale termine lo conferma: 

varicocele- voce ibrida derivata in parte dal latino, VARICEM (dilatazione permanente di una vena) e in parte dal greco KÊLĒ, tumore (Tumor in latino, rigonfiamento), quindi la dilatazione di una vena e, a noi piacendo, di qualunque distretto corporeo.

Se si puo’ quindi tranquillamente sostenere senza timore di smentita che una qualunque dilatazione venosa associata ad un organo posto nello scavo pelvico (o di un organo strettamente dipendente dal drenaggio venoso passante per lo scavo pelvico) possa essere definita appunto varicocele, significa che tale definizione sara’ valida anche quando non ci si riferisca al piu’ noto varicocele, cioe’ quello testicolare… nell’uomo oppure quello ovarico… nella donna. Quanto ho appena scritto e’ solo un’annotazione personale per tentare di fare chiarezza in quanta confusione inutile esiste sull’argomento: lungi da me voler proporre altre definizioni di una stessa problematica che sappiamo non essere solo urologica, solo neurologica, solo ginecologica… ma spesso multifattoriale!

Negli ultimi due-tre anni sono stati compiuti importanti passi nel senso della chiarezza, sia grazie alla nostra curiosita’ che allo smarrimento provato da ciascuno di noi nell’ascoltare i racconti dei pazienti con “dolore pelvico”; e’ grazie alla passione per lo studio e per la ricerca e grazie al fatto che alcuni esami diagnostici come la Risonanza Magnetica e la TAC sono venuti in soccorso a noi Radiologi Diagnosti ed Interventisti che abbiamo oggi moltissime novita’ interessanti sull’argomento; sulla base dei nostri sospetti clinici abbiamo cominciato a prescrivere tali esami, ad eseguirli, a sartorializzarli ed infine ad interpretare le immagini ottenute.

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Con l’umilta’ e la curiosita’ degli studenti abbiamo cercato e trovato la spiegazione degli “strani tipi di dolore” riferito dai pazienti, riscontrando cosi’ varicosita’ nell’ambito dello scavo pelvico, ma in zone diverse rispetto al peri-ovaio dove scolasticamente le avevamo sempre cercate. E c’e’ di piu’: abbiamo trovato tali dilatazioni venose anche nel maschio, come ovvio che sia.

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Infatti, se si ascolta, il dolore pelvico viene riferito anche da pazienti maschi e guarda caso a volte e’ proprio associato alla presenza di varici, di vene varicose, di vene dilatate, se volete di un varicocele… extra-testicolare, intrapelvico! Le dilatazioni venose in questione si possono trovare annesse alla prostata per esempio, come pure alla regione perianale ecc., con la conseguente, usuale, manifestazione clinica: il dolore, genericamete definito “pelvico”.

Stiamo vivendo una nuova entusiasmante fase pionieristica, di studio, di nuovi riscontri e di nuove ipotesi risolutive. 

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E’ dunque del tutto normale che ad oggi non esista un sistema di classificazione per il “Disturbo Venoso Pelvico” (Pelvic Vein Disorder - PeVD) che riconosca l’estrema variabilita’ della sua presentazione clinica, nonché la fisiopatologia sottostante. Recentemente un gruppo internazionale multidisciplinare di ricercatori (Radiologi, Flebologi, Ginecologi, Urologi, Fisiatri…) sta lavorando per stabilire criteri diagnostici condivisi e convalidati e uno strumento di classificazione in base alla priorità dei disturbi venosi pelvici.( 1 )

Fine della prima parte,

continuero’ a breve!

www.veinclinic-milano.it 

 

PELVIC CONGESTION SYNDROME, PELVIC VENOUS INSUFFICIENCY, PELVIC VARICOCELE, PELVIC VENOUS DISORDER: I TRY TO CLARIFY.

Through this title I want to list the mix of terms commonly used as synonymous by Doctors and most probably improperly, they are still defining a pathological condition typical of the “venous circulatory system of women” (?) which has as its only, incontrovertible, unanimously recognized, common denominator, the presence of "pain" localized inside the pelvis and in the "adjacent or superficial areas" of it.

This painful condition, generally considered by Doctors only in women, when not attributable to other causes such as Pudendal Syndrome, uterine fibroids, ureteral stones, endometriosis, ovarian cysts, diverticulosis, etc., was considered the consequence of the possible presence of varices of the peri-ovarian venous plexus: this is why in presence of the pelvic pain symptom there is still a tendency to erroneously suspect a single possible venous pathology: ovarian varicocele.

In the reality, there are many evidences of extra-ovarian pathological veins into the pelvis: therefore the definition "pelvic venous congestion syndrome" or the other mix of terms listed above are still valid to generically define any of these venous pathologies, as well as the term varicocele can be considered valid in its broadest sense and the etymology of this term confirms it:

varicocele - hybrid voice derived partly from Latin, VARICEM (permanent dilation of a vein) and partly from the Greek, KÊLĒ, tumor (Tumor in Latin, swelling), therefore the dilation of a vein and, if we want, of any area of the body.

If we can say, without fear of denial, that any venous dilation associated with an organ located in the pelvic cavity (or an organ strictly dependent on the venous drainage passing through the pelvis) can be defined varicocele, it means that this definition will be also valid when we are not referring to the more well-known varicocele, that is, the testicular one ... in men or the ovarian one ... in women. What it has just been written it’s just a personal note to try to clarify how much unnecessary confusion exists on the subject: far from my want to propose other definitions of the same problem, that it is not only urological, only neurological, only gynecological, but often a multifactorial pathology!


In the past two to three years, important steps have been taken in the direction of clarity, both thanks to our curiosity and to the bewilderment each of us felt in listening to the patients’ stories affected by "pelvic pain"; it is thanks to the passion for studying and researching and thanks to the fact that some diagnostic tests such as Magnetic Resonance and CT scans have given Radiologists, both Diagnostics and Interventionists, a lot of interesting news on the subject; on the basis of our clinical suspicions, we first began to prescribe these exams, to perform them, to tailor them and finally to interpret the images.

With the humility and curiosity of the students we searched and found the explanation of the "strange types of pain” reported by patients, thus finding varicosities into the pelvis, in different areas than the peri-ovary, where scholastically we had always looked for. And there is more: we found such venous dilatations also in males.

It is not a big news that pelvic pain is also reported by male patients and, as it happens, it is sometimes associated with the presence of varicose veins, dilated veins, if you want a varicocele ... extra-testicular! The venous dilations I’m talking about can be found around the prostate as well as to the perianal region, etc., with the consequent usual clinical manifestation: pain, generally defined as "pelvic".

So today we are in a new exciting pioneering phase, of studies, of new feedbacks and new hypotheses for the solution.

It is therefore completely normal there is no classification system for "Pelvic Vein Disorder" (PeVD) that recognizes the extreme variability of its clinical presentation, as well as the underlying pathophysiology. Recently an international multidisciplinary group of researchers (Radiologists, Phlebologists, Gynecologists, Urologists, Physiatrists…) is working to establish shared and validated diagnostic criteria and a classification tool based on the priority of pelvic venous disorders. (1)

End of the first part. 

I will continue it soon!

Milano - Vein Clinic
Autore: dott. Cesare Massa Saluzzo
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Varici da incontinenza safenica o da reflusso safenico, telengectasie, risolte con tecniche all’avanguardia, come nelle migliori cliniche al mondo dedicate alle vene…

… “ecco perché nasce la Clinica per le vene CoraVen a Milano”

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CoraVen, a Milano, è sita all’interno dell'Istituto Medico Quadronno, un ambiente sanitario modernoconfortevolesicuro ed eleganteappena rinnovato, dotato di un Ambulatorio Chirurgico e una Sala Operatoria attrezzate con le più attuali strumentazioni.

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Nei centri all’avanguardia, la maggior parte delle patologie venose periferiche è trattata mediante interventi mini-invasivi endovenosi. 

E’ detto mini-invasivo l’intervento chirurgico eseguito con strumenti miniaturizzati, con approccio endovenoso, in ambiente ambulatoriale o in sala operatoria, senza l’ausilio dell’anestesia generale, ma alla presenza dell’Anestesista Rianimatore, con nullo o minimo disturbo al paziente sia durante l’operazione che nel post-operatorio.

La persona che deve sottoporsi all’intervento per un problema venoso all’arto ha finalmente l’opzione di rivolgersi ad una struttura sanitaria pensata e realizzata per garantire il migliore risultato nel più breve tempo possibile, con minimo disagio e massima sicurezza

- assenza di dolore

- rapidità di esecuzione

- assenza di anestesia

- non ferite chirurgiche

- scarso o nullo utilizzo di calze contenitive post-intervento

- recupero immediato 

“sono i punti di forza delle nostre metodiche operatorie”

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Co-Direttori della VeinClinic CoraVen

Il personale operante presso CoraVen si prenderà cura del paziente durante tutte le fasi della sua breve permanenza che sarà di circa 3 ore. Le tappe della permanenza della persona saranno: l’accoglienza e la registrazione, la preparazione all’intervento, l’operazione, il periodo di osservazione e la dimissione.

Il ritorno alle normali attività avviene immediatamente, all’uscita dalla Vein Clinic.

Il recupero totale avviene dopo pochi giorni.

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presentazione segue

 

... sono spesso affiancato da stimati Colleghi con i quali riusciamo ad offrire le opzioni operatorie migliori, in quanto ognuno di noi è esperto in una particolare tecnica di intervento e possiamo collegialmente decidere quale sia il meglio in ciascun caso. A titolo di esempio possiamo trattare con by-pass o con tecnica endovascolare di angioplastica ed eventuale posizionamento di stent una occlusione iliaca, femorale e delle arterie sotto il ginocchio per rendere l'intervento unico: in questi anni ho eseguito circa 2500 interventi per il salvataggio del piede diabetico; 500 "manutenzioni" della fistola artero-venosa in pazienti dializzati mediante angioplastica; ho posizionato e manutenuto cateteri per dialisi; 300 interventi sono stati eseguiti dal sottoscritto sulle vene con tecnica di  trombectomia e stenting o di sclerosi. Circa 1500 gli interventi per persone affette da problemi oncologici: TACE, TIPS, termoablazioni di lesioni epatiche, renali.

L'esperienza operatoria si è estesa anche all'estero: in Svezia (Malmö), Portogallo (Coimbra), Egitto (Cairo, Alexandria, Hismailia, Asyud...) Pakistan (Karachi), Dubai, Russia (Novosibirsk), India (Mumbai, Bangalore, New Delhi, Chandigarh, Vadodara, Calcutta, Pune), Cina (Dalian second hospital of Dalian medical university, Bejin first Hospital Peking University, Tientzin, Shanghai, Tianjin - the second hospital of Tianjin Medical University, Guangzhou, Fucho, Shijiazhuang City Hebei Medical University, Suzhou at second hospital of SuZhou University. In tutte le realtà ho potuto verificare la stima, il rispetto, l'affetto e la disponibilità dei Colleghi nei confronti della professionalità italiana.

Altro importante attestato di stima è stato il rinnovo, anche per quest'anno accademico, dell'nvito da parte del Direttore della Scuola di Specializzazione di Radiologia dell'Università di Pavia, a partecipare alla formazione degli studenti in qualità di docente .

Questo sito personale, ma anche divulgativo, vuole offrire alcuni esempi di cosa sia possibile trovare in una struttura sanitaria nella quale noi specialisti in Radiologia Interventistica supportati da un equipe Tecnico-Infermierista dedicata, operiamo in modo mininvasivo sui diversi apparati ed organi.

Nelle varie sezioni del sito viene spiegato con linguaggio semplice, ad un’utenza che immagino composta per la maggior parte di persone con problemi specifici, alcune patologie e la possibile soluzione mini-invasiva; attraverso la composizione dei testi speriamo di aver soddisfatto almeno alcune delle curiosità, aver fornito indirettamente alcune risposte o, per quanto possibile, una descrizione delle indicazioni all'intervento, le varie fasi dell'operazione e delle sensazioni che si provano durante l’intervento, dei risultato dello stesso ed infine del follow up, il controllo nel tempo del risultato. 

Ho potuto dedicarmi a queste tecniche sia in Italia che all'estero sempre lavorando in Equipe con gli specialisti "tradizionali", neurochirurghi, neurologi, chirurgi vascolari e altri con cui sempre mi sono confrontato e arricchito, per gestire al meglio il problema della persona / paziente.

Negli ultimi tre anni ho approfondito tecniche di intervento mininvasivo sulle vene utilizzando vari strumenti come laser, radiofrequenza, Clariven, colle, scleromousse e ogni strumento atto a curare le vene varicose o varici e prevenire le loro complicazioni, ulcere e simili.

L'utente del sito dovrebbe familiarizzare con termini come arteriopatia, piede diabetico, ulcera diabetica, aneurisma, stenosi arteriosa, stenosi venosa e con gli interventi prospettabili, l’angioplastica di ogni distretto vascolare (carotidea, renale, femorale superficiale, dei BTK) e l’uso di stent, o di stent graft, palloni da angioplastica; il cosiddetto dolore pelvico, il fibroma uterino, il varicocele femminile, il varicocele maschile e la possibile soluzione endovascolare mediante embolizzazione con scleromousse e/o spirali metalliche (coils).

Vorrei contribuire a divulgare in internet le informazioni riguardanti i principali e più comprensibili concetti dell’ambito interventistico radiologico, per un informazione semplice ed essenziale, possibilmente imparziale, secondo principi deontologici condivisi e seguendo le più recenti linee guida della letteratura medica corrente.

Le informazioni contenute nel sito però non devono sostituire in alcun modo il consulto e la visita medica, al contrario, hanno lo scopo di incoraggiare i pazienti a consultare tempestivamente il medico qualora insorgessero problemi.

Cesare Massa Saluzzo 

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Le informazioni contenute nel sito non devono sostituire in alcun modo il consulto e la visita medica ma, al contrario, hanno lo scopo di incoraggiare i pazienti a consultare tempestivamente il medico qualora insorgessero problemi.

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